Incontri e riflessioni

Autismo

Scritto da Studenti di 2CU il 19 Aprile 2018.

Film: Adam
L’AUTISMO di Valentina Pasian
Lunedì 26 marzo la mia classe, la 2CU, insieme alla classe 1ae ha partecipato ad un incontro sull'autismo tenuto dalla professoressa Simoncini.
Inizialmente abbiamo parlato delle varie tipologie di autismo (tra cui la sindrome di Asperger) e mi ha colpito il fatto che negli ultimi decenni il numero di persone certificate sia notevolmente aumentato, anche se questo è probabilmente dovuto al fatto che, essendoci vari “livelli” di autismo, vengono certificate anche le persone che sono affette da una forma molto lieve, e questo lo deduco dal fatto che lo spettro autistico è sempre esistito, anche nella preistoria, nonostante non fosse ovviamente noto.
Lo spettro dell'autismo si differenzia non solo per la sua gravità più o meno lieve, ma anche per la diversa influenza che ha nelle persone che ne sono affette; ci sono degli elementi comuni a tutti i casi, come la difficoltà nel comunicare e nell'avere un rapporto empatico con le persone, nel capire gli altri in maniera generale, soprattutto alcune battute o i doppi significati propri di parole o frasi che vengono utilizzate nel linguaggio comune, ed è sempre presente una fissazione per l'ordine e per la routine. Altri elementi invece possono variare da persona a persona, come la sopportazione o non sopportazione della confusione (che in alcuni casi li mette davvero molto a disagio) o il contatto fisico.
Io credo che conoscere tutto questo sia fondamentale per riuscire a riconoscere, e quindi aiutare, le persone autistiche, perché non hanno scelto loro questo “stile di vita” e credo che sia una situazione molto difficile da gestire; credendoli “inferiori” o non accettandoli nella nostra quotidianità non rendiamo di certo le cose più facili, né a loro, né a chiunque altro ragazzo vittima di bullismo; invece, data la loro naturale predisposizione per lo studio mnemonico degli argomenti, possono rivelarsi un aiuto fondamentale.
 
A mio parere questo e tutti gli altri incontri sull'autismo sono importanti e significativi perché conoscere le persone che ci stanno intorno favorisce il nostro rapporto con gli altri e accresce anche la nostra consapevolezza.
La parte più interessante di questo incontro è stato il film “Adam”, che parla di un ragazzo, Adam, che è affetto dalla sindrome di Asperger; è un brillante ingegnere di ventinove anni ma, dopo la morte del padre che era un fondamentale aiuto per lui, si ritrova solo e conosce Beth, un’ insegnante che cerca di far carriera scrivendo storie per bambini; i due col tempo si innamorano e si ritrovano a dover far fronte a numerosi problemi, come il licenziamento di Adam e le accuse contro il padre di Beth. Il film ha una conclusione molto diversa da quella che mi aspettavo ma molto più significativa: nonostante la rottura del rapporto che c'era tra i due, questa storia risulta fondamentale per la crescita di entrambi, sia a livello personale che a livello lavorativo. Beth riesce a scrivere un libro incentrato su Adam, e lui riesce ad inserirsi nel nuovo ambiente di lavoro, molto più di quanto non avesse fatto nella sua città, quindi la fine di questa storia ha segnato l'inizio di una nuova vita, una vita che entrambi sognavano, facendo quello che amano fare.
 
Questo film mi è piaciuto e lo consiglierei a chiunque perché la vicenda narrata, più che far capire cosa prova un ragazzo autistico, insegna a credere nei propri sogni e ad inseguirli, qualsiasi cosa accada, e qualora succeda qualcosa di brutto non ci si deve scoraggiare, perché, guardando da un’altra prospettiva, questo potrebbe essere l'inizio di qualcosa di più grande e bello di quanto avremmo potuto aspettarci.
 
IO E L’AUTISMO di Zaccarin Alice
Il 26 marzo la nostra classe ha partecipato ad un progetto sull’autismo. Durante la prima mezz’ora di progetto ci hanno spiegato a grandi linee quello che c’è da sapere sull’autismo, mentre le ultime due ore e mezza abbiamo visto un film su questo argomento e lo abbiamo commentato. Il progetto mi è piaciuto molto, soprattutto il film: mi ha fatto capire molte cose che prima non consideravo importanti o che non consideravo per niente. Nel film si capisce molto bene che le persone autistiche tendono a prendere tutto sul serio e quindi non capiscono le battute, perché pensano al significato delle parole all’interno di una frase, ma non percepiscono che tutte insieme possono significare ben altro. Si comportano come dei bambini: i bambini non capiscono certe cose perché non gliele hanno ancora spiegate e prendono tutto alla lettera; le persone autistiche però certe cose non le possono proprio imparare o non capiscono quando la gente intende una cosa ma ne dice un’altra, perché hanno un modo di pensare totalmente diverso. Noi, crescendo, sviluppiamo capacità che non possono essere apprese (come l’empatia); le persone autistiche, invece, per acquisire queste capacità devono impararle, per loro non sono innate.
 
Mi piace molto il fatto che hanno una capacità più sviluppata delle altre, infatti nel film il ragazzo sapeva praticamente tutto riguardo le stelle. Questa capacità è come se fosse innata.
Secondo la mia opinione faticano a relazionarsi con gli altri perché sono “trasparenti”, ossia dicono le cose come stanno, anche se possono ferire gli altri, perché credono che se le cose stanno così, bene o male tutti le devono accettare (nel film il protagonista diceva al padre della sua ragazza che era giusto che finisse in prigione); non capiscono che gli altri possono avere reazioni diverse dalla loro e sinceramente io mi domando: “Può essere così sbagliato dire sempre le cose come stanno?”. A volte sì, ma solo per non fare del male agli altri, ma se ci pensiamo, noi tutti vorremmo avere accanto persone che ci dicono la verità piuttosto che ci mentano, anche se lo fanno a fin di bene.
 
La nostra società, a parer mio, non considera queste persone per quello che sono realmente: tutti si basano sull’apparenza, sull’aspetto esteriore, e le “etichette” contano un sacco, come se noi potessimo conoscere una persona ancora prima di avere dei rapporti con lei. Devo ammettere che io sono una di queste persone: ho giudicato un mio amico con questi problemi sapendo che era diverso, ma la mia domanda è: “Se nessuno mi avesse detto niente, io come lo avrei giudicato?”. È vero che se una persona è autistica si capisce subito che ha delle difficoltà, però ci sono vari tipi di autismo e io per ora mi limito a parlare della forma più lieve, la sindrome di Asperger di cui racconta anche il film.
 
Ritornando alla domanda di prima, credo che avrei giudicato il mio amico solo dopo averlo conosciuto (non sono sicura di questo ma di solito è così); è stato un mio errore dar retta a quello che mi dicevano gli altri, cioè che è autistico.
Purtroppo il mio amico non ha potuto fare amicizia, perché tutti sapevano che aveva qualche problema e gli stavano lontano; solo da poco mi sono resa conto che il mio errore e quello degli altri ha provocato un senso di rabbia e di tristezza in lui. Il mio amico di cui preferisco non dire il nome ha trasmesso a noi queste emozioni e noi ci siamo convinti ancora di più che le voci che circolavano su di lui erano tutte vere. Mi vergogno un po’ a dire che, al posto di aiutarlo, per molti mesi non gli ho rivolto quasi mai la parola. Dopo un po’ di tempo ho deciso di provare a parlare con lui. All’inizio il mio amico era scontroso, mi rispondeva male, così ho capito che se in futuro avessi voluto avvicinarmi a lui, avrei dovuto iniziare un po’ alla volta, con poche parole. I primi giorni lo salutavo soltanto e lui non solo non mi rispondeva ma mi guardava male. Dopo due o tre settimane, ogni volta che lo salutavo mi guardava e faceva un segno di approvazione con la testa. Dopo un mese ha iniziato a salutarmi e questo per me è stato un traguardo importante, segno che quello che stavo facendo stava funzionando. Oggi è passato più di un anno e il mio amico è una persona diversa da come lo avevo conosciuto l’anno prima. Non solo è lui che mi saluta, ma cerca di avere dei dialoghi con me e io sono molto felice di questo; non solo l’ho aiutato ad aprirsi con gli altri, ma lui ha aiutato me a capire che “non si giudica un libro dalla copertina” perché le persone sono molto più di quello che pensiamo. Il mio amico sarà sì un po’ particolare, ma mi ha aiutato a vedere le cose da un'altra prospettiva, ho scoperto che ha molti hobby in comune con me e che è davvero molto intelligente. Consiglio a tutti di “pensare con la propria testa”, ovvero di non farsi influenzare troppo dagli altri senza prima essersi fatti una personale opinione, messaggio che anche il film in parte vuole trasmettere.
 
AUTISMO: COMPRENDERE di Sara Carli
Il 26 marzo si è tenuto un incontro a scuola, aperto a noi studenti e ai genitori, il cui tema era l’autismo. L'incontro è iniziato con una presentazione che introduceva questa sindrome: ci è stato spiegato cosa significa “autismo”, come e quando si manifesta, la gravità dei casi, e cosa fare nelle situazioni in cui ci dovessimo trovare di fronte a una persona con questa patologia. Dopo questo discorso introduttivo, ci è stato proposto un film intitolato con il nome del protagonista della storia, “Adam”. Il film tratta la storia di un ragazzo autistico che improvvisamente perde il padre, con il quale aveva sempre vissuto; Adam, come tutte le persone affette da questa sindrome, è un ragazzo abitudinario: mangia sempre le stesse pietanze e la sua routine è la medesima da anni. La sua più grande passione è l’astrologia e quando inizia a esporre le sue conoscenze a riguardo nessuno è più in grado di fermarlo.
 
Ad un certo punto arriva una nuova vicina di casa; fin da subito fanno amicizia, hanno numerosi punti in comune, quindi iniziano a frequentarsi e le cose vanno anche bene, a tal punto che Adam confida alla ragazza la sua sindrome. La notizia viene presa positivamente e con maturità. I protagonisti cercano di aiutarsi a vicenda ma non è sempre facile, infatti, a causa di una piccolezza, i due litigano perché Adam reagisce a quella che ritiene una mancanza di fiducia e di rispetto nei suoi confronti da parte della partner e per questo motivo si arrabbia, arriva a dire cattiverie che in realtà non pensa in quanto in preda alla rabbia, e va nel panico. La ragazza si spaventa, si arrabbia anch’ella e se ne va dalla sua famiglia, senza farsi più sentire né vedere. Su consiglio di un suo amico, Adam va a riprendersela, nonostante il padre di lei lo ripudi, probabilmente per la sua sindrome; tuttavia nessuno conosce Adam meglio della sua ragazza: solo lei sa quanto sia gentile, intelligente e carismatico e proprio per il feeling che c’è tra i due, Adam le chiede di trasferirsi con lui nella città in cui ha trovato lavoro, ma lei non è disposta a lasciare la sua vita, non è ancora pronta. Lui va lo stesso: vuole cambiare vita. Il film si conclude con un riavvicinamento indiretto tra i due, che stupisce i telespettatori che si aspettavano un ritorno da parte della ragazza.
 
Ho trovato questo film molto bello e intenso, perché ha suscitato in me parecchie emozioni e ricordi legati soprattutto a un bambino autistico che conosco; ho scoperto molte somiglianze tra lui e il personaggio del film e grazie all’incontro ho avuto modo di capire molti aspetti che prima non conoscevo o ignoravo sull’autismo, ma ho anche trovato spiegazione a molti comportamenti e atteggiamenti a cui davo poca importanza o che non capivo. L’incontro in generale è stato molto utile, perché certe persone, adulti o ragazzi che siano, hanno bisogno di conoscere questa realtà per non soffermarsi alle apparenze e ai conseguenti pregiudizi e per avere una mente più aperta, visto che siamo nel ventunesimo secolo e giudicare gli altri solo perché considerati diversi mi sembra un gesto primitivo e soprattutto crudele. L’ignoranza non porta da nessuna parte, perché i tempi sono cambiati e l’uomo si è modernizzato, ma non deve farlo solo a livello di tecnologie, deve anche ampliare le sue vedute per capire che nessun essere umano è perfetto: non siamo delle macchine programmate per avere una determinata funzione, siamo persone; ognuno di noi ha delle piccole imperfezioni che lo rendono unico, siano esse a livello fisico o cognitivo, che ci rendono speciali, ma non per questo diversi ed esclusi dalla società. Nonostante i difetti o i deficit, non vuol dire che certe persone non siano in grado di stare al passo degli altri, non vuol dire che siano inferiori intellettualmente; certo, magari sarà un processo più lento e difficile, ma come in tutte le cose ognuno di noi ha bisogno di impiegare tutto il tempo di cui necessita senza essere giudicato: ciascuno ha delle predisposizioni: c’è chi è bravo in una cosa anziché in un’altra, ma non per questo non è in grado di svolgere quella disciplina dove è più carente. Credo che ognuno di noi sia consapevole del fatto che ci siano persone che hanno bisogno di aiuto e se ce ne accorgiamo dobbiamo dare una mano, dobbiamo sensibilizzarci e comprendere che per noi dare un aiuto può essere irrilevante, ma per l’altro può fare una grande differenza.
 
Secondo me c’è bisogno di più informazione in modo da capire le cose che devono essere migliorate e agire di conseguenza.
 
Concludo ribadendo che giudicare senza conoscere è superficiale, perché dietro una persona che può sembrare “diversa” spesso si nascondono un cuore grande e un’intelligenza sopraelevata, solo che purtroppo a volte non viene compresa e per questo giudicata. Ricordate: mai giudicare un libro dalla copertina!

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