Incontri e riflessioni

Sola

Scritto da Anonimo, classe 1AL il 24 Marzo 2020.

Sola

Coronavirus. Ecco la causa della nostra condizione. O meglio, la sua costante diffusione è il motivo del nostro isolamento di massa.
È il motivo della nostra paura.
È il motivo per cui gli anziani si chiudono in casa a chiave, è il motivo per cui i nostri genitori si disperano perché non possono più lavorare, è il motivo per cui i bambini disegnano grandi arcobaleni da appendere fuori casa. È il motivo del mio isolamento.

È il motivo per cui non si va più a scuola da settimane. “Che bello” hanno pensato alcuni. Io solo il primo giorno mi sono sentita più rilassata, poi è accaduto il contrario. Ora sono angosciata, da quando mi sveglio la mattina a quando chiudo gli occhi prima di dormire. Fuori ci sono persone che muoiono, fuori ci sono contagiati che crescono di più ogni giorno. Fuori ci sono tante persone più egoiste di altre alle quali pare più divertente andare al bar con gli amici invece di stare a casa e proteggerli.
Proteggerci. Fuori c’è una guerra, più o meno come quella di Troia, e ci sono persone come Agamennone che ritengono inutile prendere dei provvedimenti per limitare tutto questo, e persone come Achille che si ritrovano a litigare con Agamennone solo per ricordargli cosa è corretto e cosa non lo è nei confronti di chi giorno e notte lavora per tenerci al sicuro. Non è colpa di Agamennone, non è colpa di Achille, è colpa di qualcosa di più grande di tutti noi ed è qualcosa che non possiamo né controllare né curare. Per questo è importante prevenire, stando a casa. Questo è quello che succede fuori, una vera e propria pandemia nella quale solo l’unione potrà aiutarci a contenere ciò che sta accadendo. Dentro, invece, non succede proprio niente. Sarà per questo che preferite uscire.
Ecco, nemmeno io sto bene chiusa in casa, lo ammetto, ma è necessario. Recentemente mi sono imbattuta in una frase che mi ha colpita: “Ai nostri nonni è stato chiesto di andare in guerra, a noi di stare sul divano”. Per molti di noi stare sul divano è però una piccola guerra. Per mia madre lo è. Lei non si è mai seduta da quando è costretta a lavorare da casa e sono certa che non lo farà. La ammiro perché proprio ora mentre sta tenendo una riunione virtuale tiene gli occhi fissi sullo schermo con un livello di concentrazione inconcepibile, ma dentro di sé pensa a mille cose. So che è nel panico, so che non sa cosa fare a casa tutto il giorno e so che spera con tutta sé stessa di poter tornare a lavorare in mezzo alle persone invece di guardarle attraverso un monitor. So che tutte queste cose non le ha mai dette e mai le dirà, né a me né ai miei fratelli. Mi dirà che va tutto bene, anche se forse non sarà così. Mi dirà di uscire fuori in giardino o di assumere più vitamine perché renderanno il mio corpo più forte. Lo ha già fatto, e non posso fare altro che obbedirle. Quindi di tanto intanto esco nel mio giardino, quando non sono incollata ai tasti del pc o allo schermo del mio telefono. Quando decido che per oggi sono stata seduta ad annoiarmi abbastanza. Quindi là in mezzo ai pini e alle primule mi metto a pensare, pensare tutta da sola, come piace a me. Pensare è una cosa che va fatta da soli, sennò diventa impossibile. E quindi penso ancora, penso a tante di quelle cose che ricordarmele e imprimerle sul foglio mi sembra impossibile. Penso a tutte quelle volte in cui mi autoconvincevo del fatto che la felicità non si trovi solo nelle persone ma principalmente dentro di noi e attorno a noi, nelle piccole cose che ci circondano. Le persone però non sono solo un mezzo per ottenere felicità gratuita, sono anche un modo per ottenere aiuto e conforto; cosa indispensabile in questo periodo di grande sconforto. Ma allora perché mi sento triste?

Non ho mai avuto problemi a stare da sola. Da piccola mi irritavo se qualcuno a scuola mi aiutava, ho sempre saputo che se lo avessi fatto da sola sarebbe venuto meglio. “Insieme” all’inizio, non era un’opzione. Ora ridere e scherzare con i miei amici mi piace molto. Mi piace che le persone ridano a ciò che dico, mi piace potermi fidare ciecamente di alcune di loro e mi piace sapere che qualcuno di loro fa lo stesso con me. Sono una persona amichevole, dopo tutto. Ma ho sempre saputo che stare da soli ha la sua importanza: alla fine della giornata come alla fine della vita, l’unica persona che ci è stata accanto dall’inizio alla fine siamo solo noi. Sono la mia unica certezza, sono l’unica cosa da cui so di non poter scappare e so che io non fuggirò mai da me. Gli altri sono incertezze, spesso gli altri sono solo passeggeri nel grande autobus della vita pronti a scendere alla prima fermata. Spesso non sai mai come e quando se ne andranno e ciò ti procura un’ansia infinita. Mi piace circondarmi di persone le quali sono sicura che non scenderanno subito, per questo spesso mi è capitato di rimanere delusa da esse. Per questo mi piace stare da sola, so perlomeno che nessuno potrà più ferirmi.
A volte mi capita di pensare ai lati positivi di questa quarantena: posso prendermi tempo per me stessa, coltivare il rapporto con me anziché quello con gli altri, quello con le incertezze. Posso fare cose nuove che prima non avevo il tempo di fare, posso essere padrona della mia giornata. Solo dopo aver passato ore incollata al telefono, unico mezzo di comunicazione che ho con il mondo fuori dalle mura di casa mia, con gli occhi rossi; penso “Sto perdendo tempo” ed ecco questo è il pensiero che mi perseguita dalla mattina alla sera. Sto solo perdendo tempo qui, incollata alla tastiera del computer o a quella del cellulare, invece di pensare a quello che voglio fare. È come se qualcuno mi obbligasse a fare delle attività tossiche ed io non fossi capace di dire di no. Ogni mattina quando mi sveglio mi sento pronta ad affrontare un’altra di queste inutili giornate fatte di niente, ma quando arriva la sera e penso tra me e me mi capacito di quanto in realtà rivoglia la mia vita di prima.
Di quanto voglia tornare a scuola e riabbracciare i miei compagni sperando che non si siano dimenticati di me.
Di quanto, però, proteggere il mio Paese stando a casa, abbia la priorità su tutto il resto.
So che un giorno tornerò a camminare tra i corridoi della mia scuola, deve essere così.
So che mia madre potrà finalmente spegnere il computer e tornare nella sua azienda, stesso per mio padre. So che i miei fratelli smetteranno di rincorrersi come pazzi per la noia e torneranno a giocare e imparare con i loro amici.
So che tutti là fuori stanno lavorando con noi e so che chiunque non lo sta facendo realizzerà la gravità della situazione e cambierà idea, speriamo il più presto possibile. Siamo fratelli, fratelli d’Italia, e come sono preoccupata per mia madre lo sono anche per la mia madre patria.
Stare sola mi piace, ma sapere di non esserlo realmente è ancora più bello.

 

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