Incontri e riflessioni

Cronache di una vita segregata. L'amore (e le relazioni) al tempo del Covid-19.

Scritto da Studenti il 22 Aprile 2020.

Si studia, si legge, si impara. Noi stavamo lavorando su Catullo e sulla sua complicata relazione con Lesbia. Una riflessione tira l’altra e la domanda che è arrivata spontanea è stata: Come sto?
A cui poi si è aggiunto: Come mi sento in questo periodo di isolamento forzato? Come sto vivendo la lontananza dalle persone che, oltre ai miei famigliari, considero più care, come la persona di cui sono innamorato/a o gli amici più intimi? In che modo vivo la relazione in questa dimensione spazio-temporale non conforme, deformata rispetto al mio precedente quotidiano? Mi sta solo togliendo qualcosa o sta dando valore aggiunto e senso ad aspetti della vita che non avevo considerato?
…e le voci si sono levate.
Grazie a tutti quelli che hanno condiviso il loro sentire e hanno permesso di pubblicare i loro intimi pensieri nel giornalino d’istituto.
Grazie a quelli che avranno la pazienza di leggere e potranno riconoscersi sicuramente in queste riflessioni.
Buon proseguimento a tutti.
prof.ssa Monica Imperatore
 
La mia quarantena è molto particolare. In questo periodo mi trovo in una situazione che mai avrei pensato. Non sono come tutti, in questi giorni: io non ho tutta la mia famiglia a casa, infatti mio papà è malato di leucemia cronica quindi ha le difese immunitarie molto basse.
Per questo motivo il medico gli ha consigliato di stare nella seconda casa che abbiamo al mare, senza contatti con nessuno. Mia mamma invece, come “assistente al malato”, abita nell’appartamento sopra quello dove sta mio padre, e, con le dovute protezioni, alle volte scende per tenergli un po’ di compagnia. Tutto questo è autorizzato e legale, loro quindi non sono a San Donà con me. Io e i miei due fratelli, Filippo e Petra, viviamo assieme… come fossimo coinquilini. Non è così semplice abitare 24 ore su 24 con le stesse persone: anche se viviamo assieme da più di 16 anni, si scoprono sempre più difetti, e quindi è sempre più difficile convivere.
Invece con gli amici è veramente difficile mantenere i rapporti, anche perché il mio è un gruppo un po' speciale, non abbiamo bisogno di parlare o vederci continuamente, ci basta uno sguardo per capirci, per vedere come stiamo. Non ci sentiamo, quindi, poi così tanto, ma sappiamo che ci siamo, che ci vogliamo bene e che quando usciremo da tutto questo torneremo più forti e uniti di prima. Una cosa che stiamo organizzando è un’uscita in montagna di qualche giorno per quest’estate, se si potrà. Tutti assieme, per recuperare il tempo perduto.
Questo periodo mi sta donando tanto. Mi sta facendo capire l’importanza delle persone, delle relazioni, dell’unità famigliare.
Mi sto accorgendo che la vita è bellissima, è fantasmagorica, ma questo non è sufficiente per descriverla. Chiunque è fortunato ad avere ricevuto un dono così grande. E anche ora, in questo momento così difficile, mi sto rendendo conto che anche la sola nascita di un fiore è spettacolare, è qualcosa di ammirabile e straordinario.
Sto capendo che il tempo è poco e che bisogna essere chiari, bisogna dire molte più volte ti voglio bene e meno ti odio, baciarci di più e picchiarci di meno, abbracciarsi e non evitarsi, essere felici e non arrabbiati.
Quindi ora ti invito, proprio tu che stai leggendo, a prendere il telefono, chiamare tutte le persone a cui vuoi bene e dirglielo, con la tua voce, perché in fondo fare del bene è molto più appagante di non fare nulla.
Anonimo

È un momento difficile per me, troppo spesso mi sento sola e gli unici a farmi compagnia sono i miei pensieri, i miei dubbi.
La tristezza mi pervade nei momenti in cui meno me lo aspetto, e tutto in quel momento diventa grigio e apatico. Sento le lacrime scendermi dal viso e non trovo la forza di controllarle. Sono lacrime diverse dal solito, hanno un sapore diverso da tutte le altre, sono lacrime che hanno un nome, un ricordo.
In quei momenti chiudo gli occhi, e nella mia testa scorrono continue immagini di momenti vissuti prima di questa situazione di cui non vedo la fine.  Sono ricordi diversi fra loro, ricordi in cui rido, ricordi in cui ritrovo persone che ho perso, ricordi in cui sono assieme a chi amo, ricordi in cui semplicemente ero ancora libera di vivere.
Ogni giorno mi manca sempre di più la mia vita, quella in cui eravamo ancora tutti assieme, non importava dove o come, quella in cui potevo ancora avere davanti ai miei occhi i miei amici, le persone a me più care e lui.
Era l’inizio di marzo quando ci siamo visti per l’ultima volta e nessuno dei due, in quel momento, poteva realmente sapere che quello sarebbe stato il nostro addio.
Al momento del saluto, quella sera, io avevo paura, una piccola parte di me sapeva che le cose avrebbero preso una piega drastica e che quel momento sarebbe stato l’ultimo in cui me lo sarei ritrovata davanti. Ricordo di averlo guardato per secondi interminabili, tutto in quel momento sembrava surreale e l’aria improvvisamente sapeva di angoscia.
Due giorni dopo la notizia arrivò ed era ufficiale: non si poteva uscire di casa. La quarantena, che tutt’ora stiamo vivendo, stava cominciando.
La prima reazione che ebbi era l’incredulità: non ci credevo, stupidamente pensai che avrei potuto continuare a vederlo, che un modo lo avremmo trovato, ma pian piano realizzai che non era possibile, realizzai che per un mese non ci saremo visti.
Pensai subito che avremmo potuto superarlo, che un mese non era tanto, che la cosa ci avrebbe fatto bene, che magari avrebbe anche rafforzato il nostro rapporto, ma le cose non andarono così.
Vivere le relazioni in questo momento così strano e quasi assurdo è davvero difficile.
Il contatto e la presenza sono cose che abbiamo forse sempre date per scontato e abbiamo sempre sbagliato.
Una notte ti addormenti pensando che domani vivrai un’altra normale e solita giornata, vedrai la tua famiglia, i tuoi amici, sarai circondato da persone, il mattino dopo ti svegli e ti sembra di vivere un incubo diventato realtà, sei in quarantena e non vedrai nessuno, non vivrai le tue solite giornate, non sarai circondato da nessuno se non dai tuoi pensieri.
Possiamo parlare con chiunque, possiamo tenerci in contatto, la maggior parte di noi possiede fortunatamente i mezzi per poterlo fare, ma è realmente come avere davvero qualcuno di fianco a noi?
Quante paranoie hanno preso il sopravvento nella nostra mente da quando siamo soli? Abbiamo tanto, forse troppo tempo per pensare, cose utili, cose inutili, la nostra mente è un continuo flusso di pensieri.
Vivo le relazioni con i miei amici in modo sereno fin quando non rifletto sul nostro rapporto e comincio a pormi tante domande: “mi vorranno bene veramente?”, “perché mi vogliono come amica?”, “hanno piacere a sentirmi oppure sono per loro solo fonte di disturbo?”
Poi c’è la relazione con lui, che dall’essere la migliore è diventata forse quella più disastrosa.
Lo stress è a mille e la distanza peggiora ancor di più la situazione, litigare diventa l’ordine del giorno e i cambiamenti ne diventano la conseguenza.
Fin troppe volte mi sono posta dubbi su di lui e su di noi, “lo amo veramente?”, “è meglio prenderci una pausa?”. Tante volte mi sono trovata sull’orlo della rottura, ma sono sempre riuscita a fare un passo indietro, mi sono messa a pensare a come sarebbe la mia vita senza di lui e ho sempre percepito la sensazione di un vuoto enorme dentro di me.
Spesso lo chiamo quando questi dubbi mi pervadono, vedo il suo viso attraverso lo schermo e inevitabilmente sorrido, tutto sembra tornare al suo posto ma so che la realtà dei fatti è un’altra. Vederlo attraverso uno schermo non sarà mai e poi mai come averlo di fronte a me, poterlo guardare veramente negli occhi e poter sentire davvero la sua voce.
Questa quarantena, questa situazione interminabile che ogni giorno sembra prolungarsi, ha portato troppe emozioni creando uno scompiglio enorme.
Ma penso sempre che ogni problema, ogni dubbio, ogni discussione sia in realtà qualcosa che è sempre restato nascosto e che in questo momento ha trovato libero sfogo. C’è però un’altra parte di me che si chiede se sia lui la persona giusta, se è la situazione a creare problemi o se è veramente la nostra coppia a non funzionare. A volte non sento la sua mancanza, non sento l’amore che dovrei sentire e la cosa mi distrugge, perché ogni volta penso a quanto lui sia una persona fantastica e buona che non si merita una persona come me che forse non lo ama come dovrebbe.
Aspetto impaziente il momento in cui ci riguarderemo negli occhi e capiremo entrambi che cosa è giusto fare, ma fino a quel momento sarà tutto un costante dubbio.
Penso che questa situazione mi abbia indubbiamente lasciato qualcosa, che sia positivo o negativo devo ancora capirlo, e so per certo che ho ancora tante cose da capire, da imparare, tanti dubbi da pormi e tante emozioni da provare.
Non so come finirà e da un lato non ci voglio nemmeno pensare, vivo il momento e immagino che tutto troverà una via d’uscita, una soluzione e una risposta.
L’amore e le amicizie ai tempi del Covid-19 sono relazioni costantemente messe alla prova dai nostri pensieri e dai nostri dubbi. Sta a noi decidere se essere forti, andare avanti e superare gli ostacoli oppure gettare la spugna ancor prima della fine. Perché sì, un giorno tutto finirà e niente sarà più come prima.
Giada Meret
 
Come sto? Bella domanda. Mi sento neutrale, stanco, demotivato, ma non triste, né felice, neutrale proprio.
Sono stanco di non far niente: fa ridere, perché io sono pigrissimo, infatti appena si riinizierà la normale attività, sarò stanco di fare qualunque cosa. Sono demotivato come ogni giorno: posso dire, e lo dico spesso, che sono stanco di vivere, ma è sempre interpretato male. Infatti, non ho istinti suicidi, ma intendo che ho solo quella percentuale di sapere che mi basta, per sapere di essere impotente di fronte ad un mondo d’ignoranza e orgoglio. Ho, dunque, le motivazioni per andare avanti ma queste non mi danno la forza motivazionale che cerco.
Ormai non sono più triste, sono stanco pure di quello, né felice: penso di non esserlo mai stato filosoficamente parlando, forse semplicemente non sono più contento da tanto tempo, ecco.
Quindi sono neutrale per l’appunto, al momento sto solo subendo quello che succede intorno a me e infatti al momento la quarantena non mi fa né caldo, né freddo.
Sono contento da un certo punto di vista di essere chiuso in casa, perché sono insicuro e instabile, credo, e ultimamente ho paura che se sto troppo a contatto con certe persone a cui voglio bene, io possa dire o fare qualcosa che rovini o incrini il rapporto.
 Dall'altra parte però sono contento anche di poter sentire tutti i miei amici a distanza, anche se per star vicino a tutti loro farei strada in qualsiasi momento, se me lo chiedessero. È raro sentirci ogni giorno, seppur è un’amicizia forte quella che ho con loro, ma finalmente ci incontriamo sui media, sui giochi, per chiamate, e siamo esenti da quasi tutti gli impegni e pensiamo solo a parlare di tutto: politica, sport, storia, musica, giochi per le console varie tra noi ragazzi, e del fidanzato, dei capelli, dei film, e anche di musica con le varie ragazze. In questi discorsi, seppur privi di emozioni tanto forti come quelle dal vivo, trovo tanto tempo per essere contento. Però è anche contraddittorio, ma sicuramente vero, che mi sento peggio senza gli abbracci tra noi amici e compagni di ogni giorno, è qualcosa di stranamente essenziale, e me ne sono accorto solo ora che non mi è più concesso. Per molti anaffettivi potrebbe essere solo apprezzato, magari non ricambiato allo stesso modo, ma per me è unico e ora lo farei ogni giorno se potessi, soprattutto ai miei nonni, a mio padre e ai miei amici più vicini che vedo ogni giorno.
In questi mesi la gente fatica a trovare qualcosa da fare e di questo mi stupisco: la mia libreria personale è piena di libri da leggere, tra filosofi, sociologi, scienziati, storici e letterati, e oltre ai miei gusti penso che tutti dovrebbero sfruttare questa occasione per informarsi su tutti quegli argomenti che ultimamente sono raccontati male dai giornalisti. Inoltre, si può fare davvero di tutto, in casa; io al momento ho ripreso vari hobby, come il disegno e la scrittura, che mi danno la possibilità di sfogarmi da un certo lato. Per curiosità e mia testardaggine inoltre sto studiando, con varie applicazioni che offrono corsi di francese e spagnolo insieme a giovani di madrelingua.
È davvero brutto che ci sia voluta una epidemia per accorgerci di quanto è bella l'Italia e le sue città, sicuramente ora ha un valore aggiunto la vita per molti. Probabilmente il popolo italiano non sarà più lo stesso dopo tutto questo, sicuramente sarà meno passivo e forse è questo il più bello dei lati positivi che sta portando questa quarantena.
Anonimo

Siamo nel 2020 e mai mi sarei immaginata di vivere questa situazione. Mi ricordo, ancora quando nonna era viva, che spesso mi raccontava di come aveva vissuto i tempi della guerra, della carestia che c'era, del vaiolo e della paura che provava. Non penso si possano rivivere tali sensazioni, ma a volte mi sento anche io molto spaventata, per tante cose.
A volte mi fermo a pensare se in una maniera o nell'altra contraessi questo virus, come farei a stare in una stanza da sola in ospedale, senza la mamma che mi rassicura, data tutta la paura che ho dei medici?  Sarei sicuramente spaventatissima, il cuore mi batterebbe come un pazzo e mi mancherebbe il respiro... E se la situazione si ribaltasse e il virus attaccasse la mia mamma o la mia migliore amica o addirittura il mio ragazzo? Non potrei più vederli o stargli vicino e tutto ciò mi farebbe morire dentro.
Altre volte, invece, penso a tutti i momenti belli passati fuori casa con i miei amici, alle vacanze passate con la mia famiglia, mi riguardo le foto e colgo una certa malinconia nel mio animo. Ma tra quanto potremmo uscire di nuovo? Ormai non mi fido più nemmeno delle parole del Premier Conte, non ci voglio pensare, tanto prima o poi ci dovrà pur fare uscire.
Grazie a questa quarantena però sto rivivendo molto più tempo assieme ai miei cari e mi sembra di esser tornata bambina. Era da un sacco di anni che non passavo così tanto tempo con mio fratello. Tra l'università e il lavoro non lo vedevo più. I primi giorni, lo ammetto, non lo sopportavo proprio, mi sembrava di non conoscerlo più, di non avere più niente in comune con lui. Litigavamo per ogni cosa ma poi per fortuna tutto si è stabilizzato e siamo tornati a farci i dispetti, a giocare insieme, a guardare film seduti sullo stesso divano, nelle stesse postazioni di quando eravamo piccoli.
Anche con i miei genitori mi sembra di aver instaurato un rapporto differente. Prima entrambi erano sempre al lavoro e mi ritrovavo a trascorrere tutte le giornate da sola, ritrovandomi quindi a dover parlare con i miei cani pur di raccontare a qualcuno come avevo trascorso la mia giornata, e, tornati dal lavoro, oltre a mangiare e a vedere un po' di TV si andava subito a letto, passando quindi pochissimo tempo assieme.
Ora invece con questo bel sole trascorriamo la maggior parte delle giornate in giardino o tutti sul divano con le nostre “serate film”, cuciniamo tutti insieme e ci divertiamo molto di più.
I miei amici e il mio ragazzo però sono coloro che mi mancano di più in assoluto. Mi manca passare del tempo con loro, anche solo uscire per ritrovarci a passare tutta la serata nel mio giardino a giocare a Monopoli, a carte o a Obbligo e verità, che ormai non ha più senso fare perché tutti sappiamo ogni aspetto, anche quello più intimo dell'altro, conoscendoci fin dall'asilo. Distendendoci sull'erba a guardare le stelle facevamo ritornare nelle nostre menti tutto quello che avevamo combinato durante l'infanzia.
Pensandoci bene un mese e mezzo senza di loro non lo avevo mai passato: pur andando in scuole diverse non ci siamo mai separati per così tanto tempo. Ora trascorriamo gran parte delle serate in video chiamata su Houseparty, ma niente batte le vere serate in compagnia e tutto questo mi fa pensare di essere la protagonista del film “Noi siamo tutto”.
La situazione con il mio ragazzo però non è differente. L'ultima volta che l'ho visto eravamo felici, assieme al resto della nostra compagnia, in Grava. Però per fortuna, date le circostanze, condividiamo lo stesso del tempo assieme, anche se virtualmente. Passiamo le nottate a scriverci facendo gli stupidi, raccontandoci le nostre giornate, prendendoci in giro e a volte perfino litighiamo per cose inesistenti come i sogni.
Mi manca davvero tanto, mi manca distendermi sul letto e sentire il suo profumo o sentirlo nelle sue felpe, che a furia di lavaggi, lo hanno perso del tutto. Mi manca addormentarmi tra le sue braccia mentre mi accarezza i capelli, mi manca dirgli che lo odio ridendo, solo per sentirmi dire “sisì tanto non riesci a stare senza di me” e baciarlo per fargli capire che è proprio così. Mi mancano i suoi capelli rossi e i suoi occhioni rossastri che al sole brillano, facendolo diventare ancora più bello e particolare. Mi manca mettergli le braccia attorno ai fianchi e stringerlo forte forte a me prima che se ne vada. Mi manca fargli il solletico o infastidirlo in qualsiasi altro modo e mi manca sentirmi chiamare con il mio nome, che tanto odio, ma che a lui piace tanto.
Oltre a tutto questo, mi manca andare a scuola più di quanto immaginassi. Con le lezioni online mi trovo davvero malissimo. Ogni volta che completo una consegna, me ne trovo altre cento da dover ancora completare e mi sembra di essere all'interno di un gioco e di dover superare ogni giorno livelli sempre più difficili. Durante la settimana mi ritrovo a passare quasi 8 ore davanti al computer pur di completare le consegne nel migliore dei modi. Mi confronto con i miei compagni di classe e ci ritroviamo tutti sulla stessa barca. Allora un po' mi tranquillizzo ma non troppo.
Inoltre, le interrogazioni o le verifiche online le trovo inutili, trovo molto più efficace mettere voti su dei semplici compiti. Preferisco mille volte la scuola normale, pur dovendomi svegliare alle sei del mattino. Mi mancano le mie compagne di classe, anche se il più delle volte finivamo per prenderci a parole l'una con l'altra e soprattutto mi manca passare tutte le mattinate assieme a Matteo, Greta e Sara. Mi manca ridere fino a farci venire il mal di pancia, magari per una semplice battuta, riempire i fogli dei loro ritratti buffi e continuare a fare i pazzi assieme a loro.
In sostanza, quindi, questo Covid-19 ha diviso la società, rendendoci più malinconici, ma ci ha fatto anche riunire nell'animo in quanto penso che con la distanza si percepiscano i legami più puri e veri che la vita ci possa offrire.
Irene Biasio
 
Quasi un mese fa le numerose restrizioni già presenti nella nostra quotidianità sono aumentate, la nostra libertà, considerata fino a qualche giorno prima normale, non esisteva più. A causa dell’espandersi di un virus siamo costretti a rimanere rinchiusi; quella che prima era considerato un rifugio, casa, ora sta diventando una prigione sempre più stretta che con difficoltà si riesce a sopportare.
Assieme a questi regolamenti si è aggiunta la mancanza delle persone lontane, con le quali, per ovvi motivi, non possiamo più vivere; di un loro abbraccio, di un bacio o di un semplice caffè al bar. Si possono definire azioni scontate ma che ora, personalmente, ritengo essenziali.
In questo periodo di reclusione sicuramente la riflessione è importante e, si può dire, imprescindibile. Quindi, giungendo alle mie considerazioni, ora come mai mi sono resa conto di quanto sia effettivamente fondamentale la fiducia. Viviamo in un mondo in cui le discriminazioni per diversità sessuale, di provenienza o di ceto sociale sono considerevoli, ma non in questo momento. Davanti alla salute e alle difficoltà che questo mondo ci pone siamo tutti uguali.
Un concetto che terrei fortemente ad evidenziare in questo periodo complesso, in cui oltre ad aver dovuto rinunciare alla dimensione sociale della vita quotidiana e congelare maggior parte delle libertà individuali, si affacciano paure e inquietudini, tutta Italia, o ormai si può dire tutto il mondo, deve fidarsi delle autorità e dei politici che stanno facendo in modo di fermare questa pandemia prima possibile.
Ogni giorno il numero delle vittime ci appare come un campanello di allarme, un avviso che ci vuol comunicare l’effettivo pericolo che stiamo vivendo, ecco perché dobbiamo fidarci anche del buon senso della gente, dei nostri concittadini. Per continuare a sperare e a sognare il ritorno alla normalità.
Personalmente ritengo che sia oggettivamente pesante la routine attuale. Mi sembra ancora tutto così surreale ma al contempo interessante, mi incuriosisce soffermarmi ad immaginare quanto apprezzeremo realmente tutto ciò che facevamo prima. Nella sfortuna capitata ritengo che l’isolamento e un freno ai ritmi giornalieri sia una cura mentale non da sottovalutare.
Gaia Luise
 
È una situazione surreale.
Tutta colpa di questo coronavirus.
Dicevano di non preoccuparci inutilmente, che era solo un'influenza, poi invece le cose hanno incominciato a peggiorare a causa del numero crescente dei contagi e dei morti.
Ed eccoci qui, ognuno a casa propria, ognuno che cerca di far sembrare questo momento il più normale possibile, anche se devo ammettere che vedere mia mamma o mia sorella indossare la mascherina per andare a fare la spesa mi fa uno strano effetto.
In questo momento difficile per il mondo intero e soprattutto per l'Italia sono veramente grata a tutti quei medici che si stanno facendo in quattro per salvare vite.
 Personalmente mi ritengo più che fortunata, in quanto io e la mia famiglia siamo in salute.
Certo, a livello mentale restare chiusi per così tanto tempo nello stesso posto e con le stesse persone è dura. Se solo due mesi fa pensavo ai miei progetti per quest'estate, agli obiettivi sportivi che mi ero fissata di raggiungere, mi sembra impossibile che io ora sia qui a casa da ormai trentasei giorni e che tutto intorno a me si sia fermato.
Dopo così tanto tempo è inevitabile sentire la mancanza delle cose che amiamo.
Come ogni adolescente sento la mancanza dai miei amici, con cui uscivo il sabato sera, e del mio ragazzo. Però siamo nel 2020 e per fortuna, siccome io e i miei coetanei siamo dotati di una rete internet con cui possiamo fare un sacco di videochiamate, questo ci fa essere un po’ più uniti e ci fa sentire meno la mancanza gli uni degli altri.
Una cosa che mi manca tantissimo e a cui le videochiamate non possono sopperire è il poter praticare il mio sport, il canottaggio. Non poter più uscire in barca per ancora un mese (minimo) e non poter più fare gare fino a settembre mi rattrista molto. Mi manca la sensazione di sentire la barca scorrere sull'acqua e percepire la forza dei remi impressa in acqua.
Noi canottieri però siamo avvantaggiati perché utilizziamo un simulatore di voga: il remoergometro. Anche se usare questo macchinario è pesante soprattutto mentalmente, in quanto non è come vogare in laguna o in mare, perché ti trovi sempre nello stesso punto a sudare e anche perché la densità degli allenamenti non è diminuita e, senza il sostegno della squadra, è un po’più difficile, mi ritengo comunque fortunata perché ho la possibilità di allenarmi a casa, a differenza dei nuotatori, ad esempio, che non hanno a disposizione la piscina.
Questa quarantena però non ha portato solo disgrazie, ha permesso alla natura di tornare a fiorire e agli animali di muoversi liberamente e inoltre mi ha permesso di migliorare il mio rapporto con la famiglia, anche se era già buono.
In conclusione, spero che tutto questo finisca e di tornare presto alla normalità di tutti i giorni, ma nel frattempo continuo ad allenarmi a casa e a passare il tempo con la mia famiglia.
Alice Gnatta
 

Mi sembra quasi un incubo, lo sto vivendo come migliaia di persone nel mondo; i parchi circondati da transenne, i bar, i ristoranti, i centri commerciali, le scuole, tutti i luoghi di solito popolati ora sono chiusi. Noi tutti siamo obbligati a stare ognuno nella propria casa, la polizia controlla le strade come fossimo chiusi in un carcere, come fossimo in guerra. Tutto ciò piano piano, personalmente, mi sta logorando dentro; tutto ciò per colpa del covid-19.
Facciamo un passo indietro, cos’è il covid-19? Il covid-19 è una malattia respiratoria, una malattia infettiva causata da un virus che provoca una serie di sintomi descritti come sintomi influenzali, tra cui febbre e tosse. Per il pericolo dei contagi siamo tutti obbligati a stare a casa, in quarantena, con la possibilità di un soggetto per famiglia di muoversi solo in caso di necessità, come recarsi in farmacia, o per fare la spesa. A chi non dovesse rispettare i termini della quarantena spetta una multa molto salata e in alcuni casi la denuncia e addirittura l’arresto. Siamo ormai in questo stato di quarantena da più di un mese.
Ogni giorno che passa mi sembra infinito. Non posso dire di stare male, il mio disagio non è niente in confronto al dolore che stanno provando altri: penso a quelli che hanno perso i loro cari, a coloro che non hanno più un parente, un amico, un genitore, un nonno. A tutti coloro che non hanno più al loro fianco una persona che amano. Con l’isolamento forzato non abbiamo la possibilità di interagire, come normalmente facevamo, sia con amici sia con familiari e parenti; passiamo così le settimane, accontentandoci di videochiamate e passiamo le giornate tra attività scolastiche e la noia.
Ho scoperto però che stare a casa mi ha fatto avvicinare di più a mia mamma, con cui non ho mai avuto un rapporto splendido, e che tutto quello che sta succedendo ce lo sta facendo realizzare, e questo mi rende felice; ho scoperto che la mancanza di mio padre la sento di più stando chiusa nelle quattro mura che me lo hanno portato via, e che scappare uscendo di casa mi faceva accettare di più la sua assenza. Stare a casa mi ha fatto capire quali sono davvero le persone a cui tengo, le persone che amo e che ogni giorno mi mancano sempre di più.
Non faccio altro che pensare a quando tutto questo finirà; ci vorrà ancora tempo per tornare alla normalità, per tornare alla vita di tutti i giorni, per tornare ad abbracciarci e baciarci come prima. Quando tutto questo sarà finito, tornerò a passare le serate con gli amici. Ho pensato decine di volte come sarà il momento in cui ci rivedremo: un fiume di lacrime, abbracci titubanti ma che poi dureranno minuti; faremo sicuramente una festa, il nostro stile, musica a palla, balli scatenati, noi che cantiamo fino a finire la voce, i giri in motorino, qualche bicchierino e tante tantissime foto.
Cavolo. Quanto mi mancano i miei amici, le loro risate, le cavolate, le litigate, i balli, i giorni difficili; mi mancano tutti quei momenti che prima sembravano interrompibili. Mi manca passare le giornate con la persona che amo; non siamo mai stati così distanti.
Ho capito di essere innamorata di lui quando mi accorsi che mentre ero con gli altri mi mancava lui, ma quando ero con lui non mi mancavano gli altri; adoravo avvicinare le mie labbra alle sue ma solo sfiorandole, sorridere in modo cattivo, per poi allontanarle e vedere quanto lui ne era dipendente seguendole. Credo che non mi sarei mai potuta annoiare di quel giochetto che ora mi manca da morire. Penso che “mi manchi” sia la frase più bella che si possa sentir dire. Significa che hai lasciato un vuoto nella persona che lo dice. Come un pezzo di puzzle. L’incastro perfetto che nessun altro può essere. “Mi manchi” è come “per essere me interamente, ho bisogno che ci sia anche tu”.
Durante questo periodo, le relazioni sono sempre state uguali, non sono cambiate; è ovviamente più difficile mantenerle, questo sì, è ovvio, ma quando si ha un rapporto vero con una o più persone, non si frammenta per un allontanamento che con la nostra fortuna è colmabile con videochiamate, messaggi, foto, audio… ritengo infatti che la fine di relazioni, che siano di amicizia o amore, per questa lontananza necessaria alla salute, sia dovuta solo all’ infantilità delle persone che si abbattono al minimo ostacolo incontrato.
Stando a casa ci è stata tolta la libertà, ma ciò ci ha fatto capire quanto sono importanti le piccole cose. Quando tutto questo sarà finito vedremo la vita in modo diverso, perché solo dopo tutto quello che sta succedendo abbiamo capito quanto sia importante la libertà, fatta di piccole cose come una passeggiata o quattro chiacchiere con gli amici e ci accorgeremo di quanto tempo abbiamo perso. Capiremo che sono importanti i pranzi di famiglia e di quanto sia bello passare il tempo con i nostri cari. Quando questi giorni difficili, che hanno causato gravi problemi e hanno portato via con sé migliaia di persone, saranno finiti, ricominceremo a vivere veramente, ma nei giorni prima che tutto ciò avvenga dobbiamo comprenderci e confortarci a vicenda, sperando che tutto questo finisca al più presto.
Anonimo
 

Il mondo in questo istante sta affrontando un momento non tanto difficile quanto inaspettato, infatti a metà febbraio di quest'anno (2020) è scoppiata un’epidemia partita, secondo alcune ipotesi, dalla Cina, propagandosi successivamente in tutto il mondo, colpendo anche i posti più piccoli.
Adesso ci troviamo quasi al secondo mese di quarantena. Io, come altri miliardi di persone, non credevo che ciò potesse succedere, sembra quasi surreale perché ci siamo ritrovati a passare dalle vacanze di carnevale, in cui abbiamo festeggiato e siamo usciti con amici, al giorno dopo, quando ci siamo svegliati con una città o paese isolati, con i televisori che danno ogni 5 minuti le indicazioni dei comportamenti da rispettare, con la chiusura delle scuole, l'impedimento di vedere gli amici, di uscire e di fare molte altre cose che noi davamo per scontate fino alla sera prima.
Io partirei dal dire cos'è la quarantena, sperando che le generazioni future non sappiano realmente cosa sia. La quarantena in origine era un periodo di 40 giorni in cui le persone digiunavano, adesso invece viene chiamato così il periodo indetto dal governo in cui le persone devono stare chiuse in casa per prevenire il rischio di nuovi contagi a causa di questa epidemia. Molti individui si ritrovano in casa da soli, altri con i propri genitori o con l'amante e altri invece si trovano in un posto che non è casa loro ma in cui sono rimasti bloccati a causa della chiusura di tutti i confini.
Molti come me si ritrovano in casa con i loro genitori e, dicendola tutta, è veramente difficile, in particolare essendo un adolescente; io ho un rapporto fantastico con i miei genitori, ma molte volte non condivido le loro idee e mentre, quando accadeva prima, mi rinchiudevo in una stanza o uscivo a fare una passeggiata per schiarirmi le idee, adesso è quasi impossibile fare tutte e due le cose: la prima perché vivendo in una casa piccola il silenzio e il senso di solitudine lo senti solo alle quattro di mattina, che non è l'orario migliore per svegliarsi, specialmente dopo essere andato a dormire dopo la mezzanotte, ma non si può neanche uscire quando si vuole quindi ti tocca rimanere lì, lasciando la mente completamente confusa arrendendoti a tutto, in particolare io mi sono arresa a pensare più del dovuto; non potendo parlare con i miei amici con cui almeno mi sfogavo, la mia mente è come se fosse un computer senza memoria con il solo bisogno di un backup.
Un altro grande problema è appunto quello di non poter vedere l'amato o, nel mio caso, gli amici. Io da un po' di anni ho un gruppo composto da 10 persone. Potrebbe sembrare difficile mantenere un rapporto perfetto di amicizia con 10 persone, ma per me non è così, o almeno non lo era fino a questo momento, perché prima ci vedevamo ogni sabato e molte volte sottovalutavamo molto ciò che facevamo e non facevamo, ma adesso le cose che mi mancano di più sono quei momenti in cui non si faceva niente e ci si guardava cercando una soluzione alla noia e trovandola nelle piccole cose come l'estrazione dei bigliettini o le canzoni che, riascoltate nel quotidiano, sono noiose e senza significato. Molte volte, dopo essere uscita con i miei amici stavo male, avendo sempre avuto l'autostima a 0 e le amiche che sembrano modelle, ma pensandoci mi manca anche questo senso di vuoto che poteva essere solo riempito dalle attenzioni delle persone importanti.
Provare a videochiamare 10 persone è molto difficile e secondo me inutile, perché io, ad esempio, ho proprio bisogno di contatto fisico e di vedere i minimi movimenti e di capire come si sente quella persona in quel momento.
Noi siamo praticamente cresciuti insieme come fratelli e molte volte succede che ci picchiamo per scherzare e mi manca anche questo, il lanciarci sul divano tutti insieme o far finta di fare wrestling.
Di loro mi manca anche la capacità di parlare di cose serie e di esperienze che si fanno a quest'età, rendendole semplici e normali ma non banali, perché ogni partecipante è una colonna portante di cui non si può fare a meno, poiché, se venisse a mancare, tutto il gruppo andrebbe perso e tutte le cose verrebbero rese un tutt’uno senza senso.
In poche parole, non è così tanto difficile mantenere le relazioni se veramente ci si vuole bene e ci si rispetta; certo è molto più difficile, ma sinceramente io pensavo che lo sarebbe stato molto di più.
Vorrei concludere dicendo che, se veramente tenete alle persone, questo periodo in cui non ci si vede non deve essere visto come un ostacolo, ma come un momento che la natura ci ha dato per prenderci più cura di noi stessi, per capire cosa vogliamo veramente e analizzare quali siano le vere amicizie e i veri amori, che sicuramente dopo questo periodo non termineranno, ma anzi si rafforzeranno molto di più.
Pur avendo dimenticato come si parla con le persone al di fuori della propria famiglia, riusciremo a tornare al quotidiano e, spero, a dare più importanza ai momenti, anche quelli più futili, che trascorriamo con gli amici.
Anonimo
 
 
 

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