Incontri e riflessioni

Chissà che l'amore ci salvi di nuovo

Scritto da Tommaso Fagotto il 18 Novembre 2015.

Chissà che l'amore ci salvi di nuovo

Il giubbotto che avevo era troppo leggero e combattevo per non battere i denti. Ci siamo seduti fuori, ho ordinato un fernet branca, Ludovico un amaro del capo. Cerco l'accendino, lo trovo, tiro fuori una sigaretta, l'accendo. Parlo.
- tu almeno sei felice - mi dice Ludovico.
- non è vero - rispondo
- sì, hai la morosa
- sì, ma non me la dà - dico io
- almeno sai già cosa fare il prossimo anno
- è vero - dico - ma mica sono felice.
Ordiniamo un altro amaro. Accendo un'altra sigaretta. Parliamo di ragazze, al solito, facciamo un nome e lo buttiamo giù con un sorso. Questa sì, questa no, questa... fa male. Poi, ordiniamo un altro amaro. Ci congediamo, e torno a casa. Accendo la TV e sento che c'è stato un attentato a Parigi, seguo l'accaduto su Sky tg24, ma probabilmente mi addormento.
Ora ci sono due uomini seduti al bar, anzi, a guardarli bene sembriamo proprio io e Ludovico. Siamo belli visti da fuori, penso, ed ecco che esce la solita barista bella come la morte, ci porta da bere, ci sorride, ci sorride, ci sorride e ci guarda morire assieme ad altri dieci, venti, sessanta la prima conta, centoventisette il definitivo.

Non lo sapeva nessuno che proprio quel giorno saremmo morti, non lo sapeva mia nonna che aveva preparato i duroni e il ragù, non lo sapeva mio nonno che aveva bisogno d'aiuto col suo nuovo iPhone 5, non lo sapeva mia madre che probabilmente dormiva, o si lamentava, perché tanto se non lavora grida o dorme (io preferisco quando dorme), non lo sapevano i miei amici con cui l'indomani sarei andato a fare shopping, non lo sapevo io che se l'avessi saputo avrei cominciato a bere molto prima ed avrei evitato di studiare il capitolo 4 e 5, non lo sapevamo entrambi, io e Ludovico, non lo sanno le 1000 ragazze di cui abbiamo parlato, non lo sa nemmeno il Papa, nemmeno mio padre che sa sempre tutto e ha sempre ragione.
E le nostre ragazze? E i nostri problemi, la scuola superiore? Io, mi dico morendo, io... Io che me ne faccio delle mie turbe giovanili, una o due, di fronte agli attentati, cinque o sei?
Umanità, umanità… non è un buon momento e non lo è mai stato. La soluzione potrebbe essere l'autoconvincimento dettato dal bisogno compulsivo di sentirsi amati dalla propria donna e dal proprio Dio, ma quando anche questo valica il confine che separa il fanatismo dall'eversione, l'unica cosa importante sembra essere utilizzare al meglio il nostro organo riproduttivo.
Siamo tutti così insignificanti finché non veniamo calpestati, e ogni volta che accade allora ci sentiamo belli e buoni e bravi perché non siamo noi quelli che hanno fatto del male, e siamo superiori, eccome se lo siamo, facciamo finta di essere in una botte di ferro, navigando ubriachi nei nostri vascelli, in un mare di sangue francese, mentre le pareti si restringono e marciamo o bruciamo per le nostre ideologie del cazzo, o convinzioni, chiamatele come volete: i froci li ammazziamo, i negri li buttiamo in una fossa comune, gli slavi sono violenti meglio che stiano a casa loro.
Ognuno ha condannato l'egoismo dicendo "io non sono stato" per giustificarsi, giorno dopo giorno, ora dopo ora, perché tanto, a noi di Portogruaro, chi vuoi che ci ammazzi.
Sbadiglio, riapro gli occhi, mi dico che incubo. Poi attacco la tv, mi accendo una sigaretta, e mi accorgo, Dio, che non era un sogno. Buona notte.
Chissà che l'amore ci salvi di nuovo.

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