Incontri e riflessioni

La biblioteca è il luogo ove i morti aprono gli occhi ai vivi

Scritto da Chiara S., ex-allieva il 14 Giugno 2011.

Certe volte capita di tormentarsi con domande alle quali, forse, da soli non si è in grado di rispondere. Domande che sono nel cuore di tutti, ma che rischiano di essere oscurate da una vita sempre più frenetica che ruba il tempo per riflettere.
Eppure non è facile togliersi dalla coscienza certi pesi che riguardano noi stessi, la nostra anima; che mettono in dubbio la sua purezza…
Proprio su questo rimuginavo, quando mi venne in mente di confrontarmi con un prete.
Credevo che avrebbe ben saputo consigliarmi: in fondo era “affar suo” parlare dei problemi della gente, aiutare a cercare e a trovare risposte, ed ero convinta che mi avrebbe soddisfatto il suo pensiero, la riflessione che avremmo fatto insieme. 
La mia domanda era semplice: “Nel momento in cui si compie una ‘buona azione’, è necessario che essa sia completamente voluta, o una ‘buona azione’ può essere anche solo spinta da una coscienza che, per il timore di essere tormentata, dopo, dai sensi di colpa, in qualche modo ‘costringe’ la mia volontà debole a scegliere di compierla?”.
Uscita dalla Chiesa mi accorsi che quel giovane prete mi aveva fatto dei bei discorsi ma che le sue parole non mi avevano toccato il cuore e non mi avevano convinta del tutto. Sentivo che mi “mancava” qualcosa…
Non cercai più la risposta, fu lei a trovarmi.
Studiavo per un compito di filosofia – lo ricordo ancora – quando una frase aprì come uno squarcio nel cielo della mia mente e risolse i miei dubbi, tanto che mi fidai ciecamente della luce che, in quel preciso momento, mi stava aiutando a fare chiarezza sulla domanda che credevo di aver rimosso e che invece era sempre lì, ad aspettare risposta.
Incredibile credere che qualcuno vissuto più di duemila anni fa potesse rispondere al quesito di una ragazza di…oltre duemila anni dopo!
Questa la frase di Aristotele: “Non basta, per compiere un’azione buona, sapere che essa è buona, bisogna anche volerla compiere”.
La ricordo ancora, perché è una frase che da quel giorno, come un marchio a fuoco, è rimasta stampata nella mia vita.
Questa esperienza mi ha fatto riflettere: la biblioteca è proprio un luogo speciale, dove autori “morti e sepolti” quasi incredibilmente continuano a parlarci, a parlare proprio a noi! E ad accompagnare la nostra vita con parole molto più attuali di quello che potremmo pensare. Con parole molto più attuali di quelle pronunciate da tanti contemporanei…

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