Terremoto: la vita è cominciare, sempre.

Scritto da Michele Grotto, ex-allievo il 29 Agosto 2016.

Oggi, 27 agosto 2016, si celebrano i primi funerali di Stato delle vittime del terremoto del centro Italia. Oggi, proprio sessantasei anni fa, il 27 agosto 1950, moriva Cesare Pavese.
 
L’unica gioia al mondo è cominciare. È bello vivere perché vivere è cominciare, sempre ad ogni istante.
 
Cesare Pavese
In una sola frase Pavese riesce a descrivere la situazione permanente dell’uomo. Sin dall’antichità, fino ad oggi. Fino alla prima guerra mondiale. Fino alla seconda guerra mondiale. Fino al 24 agosto 2016. Pavese con una frase – ma anche con ogni altra sua opera – si slega dalle contingenze e si lega alla natura umana, alla vita umana. È per questo motivo che autori come Pavese vanno studiati a scuola.

Ciao Christine

Scritto da La Falca il 11 Agosto 2016.

Ciao Christine, un saluto e un ricordo te lo devo, anzi, penso te lo dobbiamo tutti noi, dato che per la scuola hai speso molte delle tue energie. Mi mancheranno le nostre chiacchierate al bar, quando ci raccontavi di quando eri giovane e dei Beatles. Mi mancherà trovarci nella pausa pranzo prima che io tornassi dentro per una delle mille attività extrascolastiche che svolgevo, e mi mancherà mangiare un tramezzino insieme a te.

Credo che mi mancherà il Marco Belli in generale, però tu eri speciale. Nelle tue ore di lezione ci raccontavi quello che ti succedeva con tuo figlio e del piccolo Thomas; ci raccontavi di quando andavi all’ipercoop (leggere: Aipacop) e trovavi i ragazzi di prima in marina. Memorabile fu quando mandasti via dalla scuola dei ragazzi perché sapevi che non erano del Belli; abbiamo avuto la conferma che ci conoscevi ad uno ad uno e ci riconoscevi anche se non eravamo tuoi studenti.

Crescita numerica, decadenza umana

Scritto da Michele Grotto il 07 Luglio 2016.

Crescita numerica, decadenza umana

Ho ascoltato e letto numeri, come ogni volta. L'ennesima volta. Poi, però, ho lasciato perdere. Perché i numeri dicono tanto e dicono niente. I morti perdono nome e diventano cifre. E sprofondano nell'indifferenza, cadono, non si reggono. Proprio come i corpi senza vita di Dacca e Baghdad, proprio come i barconi nel mediterraneo e come l'Airbus dell'Egyptair. Forse con i numeri cerchiamo un'anestesia contro tutto questo sangue. Forse per stare in superficie. Magari a qualcuno va bene così. Per stare in superficie in un'era di "progresso" - a volte, troppe volte, un termine usato a sproposito - e di decadenza. Decadenza da un punto di vista umano.

È arrivata la fine

Scritto da Giada, 5BL il 07 Giugno 2016.

È arrivata la fine. Un' altra.
Ma quanti momenti di "fine" ho dovuto affrontare finora?
La fine dell' asilo e il conseguente diploma, la fine delle elementari e le foto ricordo, la fine delle medie che chissà perché mi sembrava la fine di tutte le mie amicizie, la fine di rapporti con persone che amavo che hanno lasciato un buco incolmabile proprio sulla bocca dello stomaco. Ormai so che ogni fine è necessaria, che significa cambiamento e che porta con sé qualcosa di più grande (Hegel docet), ma siamo pronti per la fine? E soprattutto, siamo pronti per quello che verrà dopo? Non c'è tempo per le esitazioni, bisogna essere pronti, sì, senza incertezze.
In bocca al lupo ai maturandi e a tutti quelli che hanno una fine fa affrontare. Ci vediamo dall' altra parte.

Terremoto 24-08-16, parole di uno studente.

Scritto da Enrico il 29 Agosto 2016.

Strazianti si ripetono nelle nostre orecchie le notizie che ad ogni giorno ci arrivano dai media, straziante è vedere quelle immagini; immagini che raccontano quei momenti orribili. Tre giorni fa la terra si è fatta sentire, mettendo in ginocchio la popolazione del centro Italia. Interi paesi rasi al suolo; come dice il sindaco di Amatrice " la città non c'è più ". Ma non sono solo le case o gli edifici ad essere distrutti, lo sono anche centinaia di famiglie, vite spezzate in una manciata di secondi. Commoventi le immagini e le storie che ininterrottamente ci giungono alle orecchie, immagini che fanno aggrovigliare lo stomaco e il cuore.

Qui, solo ossa e cotenne

Scritto da Prof B. il 18 Agosto 2016.

Qui, solo ossa e cotenne

Qui, solo con ossa e cotenne. Perché il resto di me è là, in un appartamento dove una meraviglia di signora nippo-brasiliana, terapeuta astrale trasferitasi in Irlanda con i paraphernalia d’ordinanza (dico dopo), mentre parlo comincia a tossire violentemente. Tosse grassa? Tosse secca? Saliva? Macché! Ma che ingenuo! Le succede sempre – spiega –, quando la sua aura cozza contro aure altrui non totalmente risolte.

Uno mica tossisce per dispetto. Il mio passato incombe?, non lo lascio alle spalle?, gli permetto di ferirmi? E lei tossisce. Scienza, signori. E io devo cambiare: se non provvedo subito, potrebbe risentirne il corpo fisico, essendosi quelli spirituale ed eterico ormai persi, “gone pear-shaped”, come le pere quando collassano su se stesse in un ultimo plòf. Potrei avere problemi al cervello – riprende -, alla pelvi… Ma mi basta cantare. Ogni giorno, sotto la doccia, pochi minuti. Ogni giorno, però.

Come ha fatto lei, che ha dato per tre anni a uno dei figli, ogni giorno, una goccia di latte (una!), e risolto in modo veloce e brillante un’intolleranza al lattosio. Poi mi regala un costosissimo materasso, realizzato in Brasile con tecnologie che sfruttano l’emissione positronica (vado a memoria). Risultato? Un mese d’alzatacce alle 3.30 del mattino. Sotto la doccia, però, un rusignólo.

È morta Christine

Scritto da Tommaso Fagotto il 06 Agosto 2016.

christineÈ morta Christine. E vabbè, muoiono tutti prima o poi. Anche se poi era abbastanza giovane e cantava Frank Sinatra ai duemila che, ormai, sono in prima o seconda (non so, non ho voglia di fare i calcoli). Però io sei anni fa quando andavo in marina in biblioteca avevo paura di lei. Sì certo che ci vado al funerale, anche se fa caldo; mi ha perfino costretto a cantare nel coro di Natale, io, che del Natale mi piace solo il vino e dei vestiti di babbo natale mi piace solo toglierli.

Sì, ero un po' disastrato, mi vergognavo, ma ogni tanto le portavo anche le borse su e giù per le scale. Aveva delle buone abilità riassuntive; uniche le ore in cui tracciava linee della vita più incasinate di Donnie Darko che però, magicamente, finivano sempre alle meno cinque, e in quei cinque minuti mi interrogava. Sì, me la ricordo, la volta in cui mi ha tirato il gesso (non c'erano ancora le lim, che bello che era); per lei il sabato ci si sbronzava col Bacardi Breezer e si gironzolava per San Stino tutti, anche quelli da Lignano, e una volta mi ha tirato le orecchie perché avevo preso un caffè alla seconda ora.

La mia esperienza di alternanza scuola-lavoro presso la mensa dei poveri di Portogruaro

Scritto da Luca Pallara, 3AA il 21 Giugno 2016.

Pasto BuonoIl due maggio ho iniziato l'esperienza di Alternanza scuola-lavoro. Mi sono presentato alla mensa dei poveri presso il centro “Sandro Pertini” di Portogruaro e ho iniziato subito a disporre le tovaglie, i tovaglioli e le posate in plastica sulle varie tavole. Nei giorni successivi ho servito ai tavoli, ho portato il pane, ho sparecchiato, ho aiutato a lavare le teglie e anche a pulire per terra con la scopa. Durante questa attività ho conosciuto i volontari che lì danno una mano, tutte persone simpatiche, che fanno parte di varie associazioni, tra cui l'Auser e la Croce Rossa.
Ho potuto notare che la mensa è frequentata da diversi tipi di persone: italiani poveri, a volte anche intere famiglie, vecchietti, gente di origine straniera, musulmani. La mensa è frequentata, in media, da dodici persone, quasi sempre le stesse.
Questa esperienza ha confermato la mia idea di crisi economica e di povertà che c'è in Italia ed io mi sono sentito e mi sento fortunato rispetto a queste persone...
Svolgere questa attività di Alternanza scuola-lavoro mi ha reso felice perché ho dato una mano alle persone più in difficoltà e mi ha anche aiutato a cercare di sconfiggere la mia timidezza.